Nel mio blog ti ho parlato spesso di AI, applicata al video ma anche alla creazione di testi. Ti ho anche aiutato a orientarti tra le varie app disponibili, da Gemini a Chat GPT, sebbene probabilmente resta quest’ultimo il programma più noto e utilizzato. Come ti raccontavo in un precedente articolo, la scelta tra i due dipende dall'uso specifico e da ciò che cerchi nell'intelligenza artificiale: in altre parole, come può l'AI supportarti nel tuo lavoro di videomaker?
Gemini si sta concentrando sempre di più sull'integrazione con il motore di ricerca Google, il che rende la app in grado di fornire risposte aggiornate e precise su informazioni recenti e molto utile per ottenere notizie e aggiornamenti in tempo reale. ChatGPT dà il suo meglio se si considera la coerenza e il dettaglio delle risposte e, per questo, viene utilizzato soprattutto in contesti professionali, educativi e di supporto.
Devo dire la verità: ti accorgerai della potenza dello strumento ChatGPT soprattutto se attiverai il piano a pagamento. Per questo, prima che tu investa del denaro, voglio aiutarti a capire se ne vale davvero la pena: può essere conveniente, ma dipende dall’uso che intendi farne e dal valore che ne ottieni nella tua situazione professionale. Ecco una panoramica dei vantaggi e di quando, a seconda del tuo ingaggio, potrebbe essere una buona scelta spendere per il ChatGPT Plus.

Il piano gratuito è diventato molto più potente
Se utilizzi l’intelligenza artificiale occasionalmente, per fare qualche domanda, correggere un testo o cercare un’informazione, la versione gratuita di ChatGPT oggi è molto più completa di quanto fosse quando scrissi per la prima volta questo articolo. Se invece ChatGPT è diventato uno strumento che utilizzi quotidianamente per lavoro, ricerca, scrittura, programmazione o analisi di documenti, il discorso cambia. Nel mio caso è successo proprio questo: da semplice chatbot è diventato progressivamente uno strumento che utilizzo per organizzare informazioni, elaborare articoli, ragionare sui progetti e persino creare piccoli widget e strumenti per il mio sito. Ed è soprattutto quando arrivi a questo livello di utilizzo che inizi a capire perché esiste un piano a pagamento.
Uno dei motivi per cui questa recensione aveva bisogno di essere aggiornata è che la vecchia distinzione tra ChatGPT gratuito e Plus oggi non funziona più. In passato molte funzionalità importanti erano riservate agli utenti paganti; oggi anche con un normale account gratuito puoi cercare informazioni aggiornate sul web, caricare immagini e documenti, analizzare dati, creare immagini e utilizzare numerosi strumenti integrati nella piattaforma. Questo significa che per un utilizzo saltuario non considero più necessario passare automaticamente a Plus. Se ChatGPT ti serve per correggere una mail, riassumere un documento ogni tanto, generare qualche idea, fare una ricerca veloce o chiedere spiegazioni su un argomento, partire dalla versione gratuita è probabilmente la scelta più sensata. È anche uno dei motivi per cui il confronto con altri assistenti AI è diventato molto meno semplice rispetto a qualche anno fa. Le principali piattaforme ormai condividono molte delle stesse capacità di base e la differenza si gioca sempre più sulla qualità del ragionamento, sull’integrazione con gli strumenti che utilizzi e sul modo in cui lavori. Nel mio confronto tra ChatGPT e Gemini il punto centrale rimane proprio questo: non esiste uno strumento migliore in qualsiasi situazione, perché molto dipende dal tipo di lavoro che devi svolgere.

Funzionalità avanzate e velocità: i vantaggi di ChatGPT Plus
Il piano a pagamento di ChatGPT, chiamato ChatGPT Plus, costa 20 dollari ossia circa 23 euro al mese. Con questo abbonamento hai accesso al modello più recente, che offre prestazioni superiori rispetto alla versione gratuita. La differenza principale oggi non è semplicemente avere una funzione oppure non averla. È quanto puoi utilizzarla, con quale continuità e fino a che livello puoi spingere il lavoro. Plus offre limiti superiori rispetto al piano gratuito, maggiore priorità quando il servizio è molto utilizzato, risposte generalmente più rapide e accesso più ampio agli strumenti avanzati di ragionamento. In pratica, se utilizzi ChatGPT per pochi minuti al giorno potresti notare relativamente poco la differenza; se lo tieni aperto per ore mentre lavori, la differenza diventa molto più evidente. È un aspetto che considero fondamentale. Immagina di lavorare a un articolo lungo, caricare diversi documenti, fare ricerche, confrontare fonti, generare immagini e continuare a correggere lo stesso progetto durante la giornata. Nel piano gratuito è più facile incontrare limiti specifici sugli strumenti o dover aspettare che una determinata disponibilità venga ripristinata. Con Plus hai semplicemente più margine operativo. Non è comunque un piano completamente privo di limiti: anche gli abbonamenti a pagamento possono avere soglie che variano in funzione dello strumento utilizzato e del carico del sistema. È per questo che non definirei Plus una versione “migliore” in senso astratto. Lo considero piuttosto la versione pensata per chi non vuole che i limiti del piano gratuito diventino parte del proprio workflow.
Negli anni ChatGPT ha smesso di essere una pagina in cui scrivi una domanda e ricevi una risposta ma è diventato “agentico”. Puoi organizzare conversazioni e documenti dentro progetti, mantenere un contesto comune, caricare materiale di riferimento e continuare a lavorare sullo stesso argomento senza dover ripartire ogni volta da zero. La memoria consente inoltre a ChatGPT, quando attiva, di conservare informazioni utili su preferenze, obiettivi e attività ricorrenti, rendendo le conversazioni progressivamente più contestualizzate. Per me questa evoluzione è molto più importante dell’arrivo di qualsiasi singolo modello. Quando utilizzo ChatGPT in ambito professionale mi interessa molto di più che conosca il contesto del lavoro, che possa consultare documenti precedenti e che mantenga una certa continuità rispetto al fatto che dietro la risposta ci sia una versione specifica del motore. È anche il motivo per cui ho progressivamente inserito l’AI nel mio workflow di filmmaker e content creator: non soltanto per generare idee, ma per organizzare informazioni, lavorare su testi, pianificare contenuti e risolvere problemi concreti. A questo si aggiungono strumenti di ricerca molto più approfonditi rispetto alla normale navigazione web. Per richieste complesse ChatGPT può consultare molte fonti, confrontarle e costruire report strutturati, mentre i piani a pagamento offrono maggiore accesso a queste modalità di ricerca. Se devi analizzare un argomento per lavoro, confrontare servizi, studiare documentazione tecnica o preparare un report, la differenza rispetto a una semplice chat comincia a diventare sostanziale.

ChatGPT e il lavoro “agentico”
Un'altra evoluzione importante è l'integrazione con servizi e applicazioni esterne. Attraverso plugin e app collegate, ChatGPT può — quando il servizio e il piano lo consentono — accedere alle informazioni presenti negli strumenti che già utilizzi e svolgere determinate operazioni senza costringerti a copiare continuamente dati dentro la conversazione. Può per esempio cercare informazioni in documenti archiviati su servizi cloud, recuperare messaggi, lavorare con calendari o utilizzare strumenti specializzati per determinati workflow. È probabilmente questa la direzione che considero più interessante: ChatGPT sta lentamente passando da assistente con cui parlare ad ambiente in cui svolgere una parte del lavoro attraverso Codex, uno strumento potentissimo che merita un approfondimento a parte
Naturalmente devi sempre controllare quali autorizzazioni concedi e quali informazioni stai condividendo, soprattutto se utilizzi account aziendali o dati sensibili. Ma per chi lavora quotidianamente al computer l’integrazione con applicazioni esterne può ridurre parecchio il continuo passaggio da una piattaforma all’altra. Questa evoluzione cambia anche il modo in cui valuterei il prezzo dell’abbonamento. Se ChatGPT viene utilizzato soltanto per generare qualche paragrafo, qualsiasi costo mensile può sembrare superfluo. Se invece entra realmente dentro il processo con cui organizzi un progetto, analizzi documenti, fai ricerca, lavori sul codice o prepari materiale per i clienti, il prezzo va confrontato soprattutto con il tempo che riesce a farti risparmiare.

Vale la pena pagare ChatGPT Plus?
La risposta per me oggi è più semplice rispetto a qualche anno fa: se usi ChatGPT occasionalmente, probabilmente no; se lo utilizzi quotidianamente per lavoro, probabilmente sì. In breve, ChatGPT Plus conviene quando smetti di pensarlo come un chatbot. La versione gratuita è diventata sufficientemente potente da coprire una quantità enorme di esigenze. Per uno studente che vuole chiarire qualche concetto, per chi corregge testi occasionalmente, per una persona che vuole fare brainstorming o utilizzare l’AI poche volte durante la settimana, non vedo un motivo per partire immediatamente con un abbonamento. Usalo gratuitamente, scopri quali strumenti diventano davvero parte delle tue abitudini e soltanto dopo valuta se i limiti iniziano a disturbarti.
Il discorso cambia quando ChatGPT diventa uno strumento professionale. Se prepari documenti, fai ricerca, analizzi file, programmi, lavori su contenuti complessi, generi immagini, crei post per i social network o mantieni conversazioni molto lunghe, i limiti più alti e l’accesso più ampio agli strumenti possono fare una differenza concreta. Per un freelance, un insegnante, un content creator, uno sviluppatore o un professionista che lo utilizza continuamente, il vantaggio più importante non è necessariamente ottenere una risposta spettacolare in più: è avere maggiore continuità mentre stai lavorando. C’è però una precisazione importante: pagare Plus non significa acquistare infallibilità.
ChatGPT può ancora interpretare male una richiesta, produrre informazioni inesatte, suggerire codice con errori o arrivare a conclusioni che devono essere verificate. Se stai scrivendo un articolo, preparando un lavoro per un cliente o prendendo una decisione importante, il controllo umano rimane indispensabile.
Rispetto al 2024, oggi bisogna chiedersi quante parti del nostro lavoro ChatGPT riesca a collegare tra loro. Può partire da una ricerca, leggere un documento, confrontare informazioni, lavorare su un’immagine, aiutarti con un foglio di dati, continuare dentro un progetto e utilizzare il contesto accumulato nelle conversazioni precedenti. Può anche assisterti nella scrittura di codice, nell'ottimizzazione di una LUT, nel montaggio video e nella realizzazione di strumenti che, almeno nel mio caso, qualche anno fa non avrei probabilmente provato a creare da solo. Questo non rende automaticamente Plus indispensabile. Rende però molto più semplice capire se ti serve: quando inizi ad adattare il tuo modo di lavorare a ChatGPT e non soltanto a utilizzarlo quando ti viene in mente una domanda, probabilmente sei già il tipo di utente per cui il piano a pagamento ha senso. Se invece lo apri una volta ogni tanto e il piano gratuito non ti ha mai fatto sentire limitato, la risposta è ancora più semplice: continua a usarlo gratuitamente.
Non c’è nessuna ragione per pagare un servizio soltanto perché esiste una versione più potente. Ed è forse questo il modo migliore per decidere: non chiederti “Plus è migliore?”. Ovviamente offre di più. Chiediti piuttosto: “Quello che offre in più mi fa realmente risparmiare tempo o lavorare meglio?”. Se la risposta è sì, l’abbonamento può ripagarsi molto velocemente. Se la risposta è no, oggi ChatGPT gratuito è già sorprendentemente capace. Se invece nutri qualche dubbio sull’utilità dell'AI o hai un approccio conservatore, ti invito a esplorare le possibilità creative che molti colleghi filmmaker stanno realizzando con l'IA e strumenti simili. L’AI, se utilizzata con saggezza, può diventare un alleato prezioso, aiutando nella scrittura, nella generazione di idee o nella pianificazione di contenuti. Per i professionisti, come freelance, insegnanti o chiunque usi ChatGPT per scopi professionali e formativi, il piano Plus offre un supporto avanzato che garantisce risposte più dettagliate e flessibili, spesso utili per approfondimenti specifici e soluzioni innovative.

Se non ti basta ChatGPT: le altre app di AI generativa
Lasciamo per un momento da parte i perplessi e i terrorizzati dall'intelligenza artificiale. Se utilizzi l’AI generativa con costanza e sfrutti tutte le sue potenzialità, è possibile che ChatGPT non ti basti e che durante la redazione di un progetto ti ritrovi a fare la spola tra più applicazioni. Al momento, non esiste ancora uno strumento unico che integra tutte le principali intelligenze artificiali generative - ChatGPT di OpenAI, Gemini di Google DeepMind, Claude di Anthropic - ma devi sapere che alcune piattaforme stanno sperimentando la collaborazione tra più modelli per offrire finalmente agli utenti un’esperienza davvero completa.
Un esempio è Poe di Quora, il cui nome è un gioco di parole che omaggia lo scrittore Edgar Allan Poe e l’acronimo Platform for Open Exploration, ossia piattaforma per l’esplorazione aperta. Questa applicazione (disponibile su desktop e mobile) permette l’accesso a diversi modelli AI, tra cui anche Claude, Gemini e ChatGPT. La piattaforma Poe consente agli utenti di interagire con modelli di linguaggio AI e ottenere risposte basate su conoscenze generali e modelli di linguaggio addestrati su grandi quantità di dati testuali. Poe dà il meglio quando si tratta di rispondere a quesiti su argomenti che vanno dalla scienza alla storia fino alla cultura generale, ma non è l’ideale per conversazioni tecniche o richieste creative. La cosa davvero divertente? La piattaforma permette di passare da un modello all'altro per vedere le diverse risposte che ognuno di essi può generare.
Sono diverse, però, le startup e le aziende di AI che stanno lavorando a piattaforme di “orchestrazione di AI”, progettate per consentire la combinazione di modelli diversi. Questi strumenti permetterebbero agli utenti di passare da una app all’altra a seconda della necessità (testo, immagini, codice) e della specificità di quel programma. Potresti, quindi, combinare la capacità di approfondimento di ChatGPT con la potenza del motore di ricerca di Google. Un ultimo consiglio è d'obbligo, dopo avere tanto parlato di intelligenza generativa e del suo utilizzo. Anche se usi la versione Plus di questi strumenti, ricordati sempre di non affidarti a loro al 100%: si tratta pur sempre di funzionalità al servizio dell'essere umano e mai di qualcosa che è in grado di sostituirci. La fantascienza lasciamola dov'è e trattiamo queste app per ciò che sono: un aiuto alla creatività, all'approndimento, alla ricerca.
Soprattutto mentre scrivi, è importantissimo rielaborare il contenuto generato e metterci del tuo: altrimenti dove sta il divertimento? Se, invece, hai necessità specialistiche conviene rivolgersi a un professionista della scrittura, un copywriter o uno sceneggiatore, dipende da cosa ti occorre. All'AI lasciamo fare i brainstorming, le bozze di materiali, le ricerche noiose e tutto ciò che la trasforma in una perfetta assistente digitale.

Se hai curiosità su ChatGPT o Gemini, scrivimi o lascia un commento. Se invece vuoi saperne di più di come uso l'AI nel mio lavoro, contattami: sarò felice di fare una chiacchierata.







