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Backblaze, Recensione: Backup Illimitato Ma Con Tanti Limiti

11/10/2026 08:00

Vito Sugameli

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Backblaze, Recensione: Backup Illimitato Ma Con Tanti Limiti

Recensione Backblaze: prezzo, velocità, recovery, ransomware, limiti e perché lo uso come terza copia dei miei file foto e video. E si, è davvero illimitato.

Per chi lavora con foto e soprattutto video, prima o poi arriva un momento in cui gli hard disk iniziano a moltiplicarsi e il backup smette di essere un problema teorico. Personalmente ho sempre cercato di conservare più copie dei miei lavori su supporti differenti, come racconto nella mia guida su come archiviare riprese tra cloud, NAS e hard disk, ma continuava a mancarmi un tassello importante: avere tre copie dei file nello stesso luogo protegge dai guasti, ma molto meno da un furto, un incendio, un ransomware o qualsiasi altro evento capace di coinvolgere contemporaneamente computer, NAS e dischi di backup.
 

È per questo che ho iniziato a utilizzare Backblaze Computer Backup come terza copia off-site dei file professionali presenti sul mio PC. Sulla carta la proposta è quasi imbattibile: backup automatico, spazio realmente illimitato e 99 dollari all’anno per computer, senza un tetto complessivo ai dati archiviati e senza limiti di dimensione per il singolo file. Avevo già affrontato il tema confrontando i servizi cloud più adatti ad archiviare file di grandi dimensioni, ma qui il punto è diverso: non cerco un cloud da utilizzare quotidianamente, bensì una copia di sicurezza remota che possa restare lì finché non ne avrò davvero bisogno. Dopo aver fatto digerire a Backblaze circa 13 TB di archivio, però, ho capito subito qual è la filosofia del servizio: fa pochissime cose e cerca di farle quasi tutte automaticamente. Comodissimo finché lo lasci lavorare da solo; molto meno elegante quando vuoi riprendere il controllo.

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Installazione semplicissima, traduzione italiana molto meno

Una delle prime cose interessanti è che Backblaze permette di scegliere in quale regione geografica conservare i dati. Al momento della creazione dell'account puoi scegliere tra EU Central, US East, US West e Canada East. Per noi europei EU Central significa archiviazione nel data center di Amsterdam e, almeno teoricamente, minore latenza rispetto agli Stati Uniti. È una decisione da prendere subito, perché Backblaze specifica che la regione non può essere cambiata successivamente sullo stesso account: per farlo dovresti crearne uno nuovo e caricare nuovamente tutti i dati. Una prospettiva non particolarmente invitante quando il tuo backup pesa diversi terabyte. L'installazione vera e propria è quasi disarmante nella sua semplicità. Scarichi il client, lo installi e Backblaze analizza automaticamente i dischi collegati e inizia a individuare ciò che deve proteggere. Non devi creare cartelle cloud, trascinare file o configurare complicati job di backup: il principio è sostanzialmente “installa e lascia lavorare”.

Il sito è ancora prevalentemente in inglese, mentre il programma che ho installato su Windows è disponibile anche in italiano ed è disponibile dopo l'iscrizione. E qui arriva una delle parti più divertenti dell'esperienza: la localizzazione è a tratti talmente maccheronica da sembrare tradotta automaticamente senza controllo. Quando ho trovato “opzioni di ricovero” al posto di qualcosa che dovrebbe significare recupero o ripristino, ammetto che qualche risata me la sono fatta. Non influenza il funzionamento, naturalmente, ma per un servizio che gestisce dati potenzialmente vitali non trasmette esattamente quella sensazione di rifinitura che trovi in piattaforme più mature. L'interfaccia segue la stessa filosofia: minimalismo quasi estremo. Puoi controllare lo stato del backup, selezionare i dischi, gestire esclusioni, prestazioni, pianificazione e sicurezza, ma non aspettarti una dashboard sofisticata. Anche rispetto a pCloud, che utilizzo da anni come cloud operativo e per il backup automatico, Backblaze sembra quasi appartenere a un'altra categoria. E in effetti è così: pCloud nasce anche per accedere, sincronizzare, condividere e gestire i file; Backblaze vuole principalmente salvarli senza che tu debba pensarci.

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Il backup è automatico, ma bisogna avere pazienza

Una volta installato Backblaze — e scelto UE come data center per il mio backup — ho praticamente lasciato fare tutto al programma. Il client avvia il backup in automatico e continua a lavorare in background finché il computer rimane acceso. Nel mio caso, però, doveva affrontare un archivio piuttosto pesante: circa 13 TB, costituiti in buona parte da video professionali. Il risultato è stato piuttosto deludente, soprattutto in termini di tempistiche. Backblaze offre una prova gratuita di 15 giorni, ma per completare il primo backup sono stati necessari oltre 45 giorni, più del triplo della durata del periodo di prova. Va fatta una precisazione importante: utilizzo una connessione in fibra da 1 Gbps e non ho lasciato il computer acceso giorno e notte apposta per accelerare il caricamento, ma soltanto durante le normali ore di utilizzo. Per un archivio domestico da qualche centinaio di gigabyte probabilmente questo aspetto passa quasi inosservato; quando inizi a parlare di diversi terabyte di video, invece, la velocità diventa uno degli elementi più importanti dell’intero servizio. Anche la gestione degli eventuali errori non è particolarmente immediata: per capire quali file hanno avuto problemi bisogna entrare nelle impostazioni, aprire la sezione “Problematica” e cercare manualmente i singoli elementi. Non proprio il massimo della comodità, soprattutto se confrontato con pCloud, che in situazioni simili ti mostra il file interessato e ti permette di raggiungerne il percorso con un clic.


Nel mio utilizzo l'upload mi è sembrato decisamente lento e non sono l'unico ad averlo notato: recensioni e discussioni recenti riportano esperienze molto differenti tra loro, con utenti soddisfatti e altri che lamentano trasferimenti particolarmente lunghi.


Va detto, però, che Backblaze non dichiara un limite artificiale di banda. Il client utilizza automaticamente un sistema di throttle e connessioni parallele che cerca di utilizzare buona parte dell'upload disponibile senza paralizzare la rete. Dalle impostazioni puoi disabilitare la gestione automatica, aumentare manualmente il numero di thread e spingere maggiormente il trasferimento. Più thread significano però anche più risorse utilizzate dal computer e non è detto che aumentarli all'infinito renda il backup più veloce. La velocità reale dipende dalla connessione in upload, dal numero e dalla dimensione dei file, dalla distanza dal data center, dal percorso del provider Internet e dalle risorse del computer. E questo spiega anche perché due utenti con la stessa fibra possano ottenere risultati molto diversi. Il vantaggio è che il primo caricamento è quello realmente traumatico. Una volta spedito tutto nel cloud, Backblaze deve normalmente trasferire soltanto file nuovi o modificati. È proprio per questo che, nonostante i quindici giorni iniziali, per il mio utilizzo continua ad avere senso: non devo caricare 18 TB ogni mese.

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Backup illimitato sì, ma “illimitato” non significa senza limiti

È questo il punto che chiarirei maggiormente prima di acquistarlo. Il piano Personal costa attualmente 9 dollari al mese, 99 dollari all'anno oppure 189 dollari ogni due anni (rispettivamente circa € 8, € 87 e € 166) e non impone un limite alla quantità complessiva di dati. Se hai 500 GB paghi la stessa cifra di chi ne ha 18 TB, 30 TB o ancora di più. Ma la licenza è per singolo computer. Non significa quindi che con 99 dollari puoi installare Backblaze su cinque workstation e ottenere backup illimitato per tutte. Ogni computer richiede la propria licenza. Puoi invece includere più hard disk esterni collegati direttamente a quella macchina senza pagare spazio aggiuntivo. Ed ecco il primo limite importante per chi lavora professionalmente: Backblaze Computer Backup non effettua il backup diretto di un NAS o di normali unità di rete. Per quello Backblaze propone B2 Cloud Storage, che è un prodotto differente e utilizza una tariffazione basata sullo spazio. Quindi “illimitato” vale per i dati presenti sul computer e sui dischi esterni supportati collegati direttamente a quel computer, non per qualsiasi storage presente sulla tua rete.
 

Bisogna inoltre ricordare che Backblaze è un servizio di backup, non un archivio cloud. Non puoi caricare 10 TB, cancellarli dal PC e pensare che Backblaze li conservi per sempre senza condizioni. Di default mantiene per 30 giorni file cancellati e versioni precedenti. La buona notizia è che oggi puoi abilitare gratuitamente la cronologia di un anno, cosa che consiglio assolutamente di fare appena attivi il servizio. Esiste anche una conservazione Forever, ma dopo il primo anno le vecchie versioni e i file cancellati iniziano a generare un costo pari a 0,006 dollari per GB al mese. Questo incide anche sui dischi esterni. Con la cronologia standard di 30 giorni devi stare molto attento ai drive che rimangono scollegati a lungo: Backblaze invia avvisi e, superato il periodo previsto, può eliminare dal backup i dati del disco non più disponibile. Con la cronologia estesa a un anno la finestra diventa molto più gestibile.
 

Il software esclude inoltre automaticamente sistema operativo, programmi, cache, file temporanei e alcune estensioni che normalmente non hanno senso in un backup personale. Diverse esclusioni possono essere personalizzate, altre sono obbligatorie. È quindi un errore pensare che Backblaze stia clonando byte per byte l'intero computer: sta proteggendo principalmente i dati dell'utente. Per questo continuo a considerare fondamentale una strategia composta da più livelli. Il cloud non elimina NAS e hard disk, così come un RAID non sostituisce un backup. È lo stesso motivo per cui, parlando di recupero di file cancellati da SSD e hard disk, continuo a ripetere che il recovery dovrebbe essere l'ultima possibilità, non il piano principale.

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Kaspersky ha scambiato Backblaze per un trojan

Durante il test mi sono imbattuto anche in un problema piuttosto curioso con Kaspersky Premium, che a un certo punto ha bloccato il backup segnalando bztransmit.exe come PDM:Trojan.Win32.Generic. Non si trattava però dell'individuazione di uno specifico malware, bensì di una rilevazione comportamentale generica: bztransmit.exe è infatti uno dei processi utilizzati ufficialmente da Backblaze per elaborare, cifrare e trasmettere i file verso il cloud. Proprio questa attività — accesso continuo a grandi quantità di file, elaborazione dei dati e trasferimento costante verso Internet — può somigliare, agli occhi di un sistema di protezione comportamentale, a quella di un trojan o di un ransomware. Nel mio caso si è quindi trattato di un falso positivo, eventualità peraltro contemplata dalla stessa Backblaze nella propria documentazione, dove viene spiegato che alcuni antivirus possono interferire con i suoi processi.

Prima di inserire eccezioni resta comunque opportuno verificare che l'eseguibile provenga dall'installazione ufficiale e disponga di una firma digitale valida; una volta effettuato il controllo, è preferibile autorizzare soltanto i processi necessari di Backblaze anziché escludere indiscriminatamente l'intera cartella dai controlli dell'antivirus. Nel caso in cui Kaspersky abbia già eliminato alcuni degli eseguibili, ripristinare il backup è comunque piuttosto semplice: basta reinstallare Backblaze. L'installer ricrea automaticamente i file mancanti e, senza dover configurare nuovamente tutto da zero, il programma riprende il backup dal punto in cui era stato interrotto. Se questo tentativo dovesse fallire, la procedura ufficiale prevede di disinstallare e reinstallare il client e, successivamente, utilizzare la funzione Inherit Backup State (tradotta in italiano come “Trasferimento di uno Stato Backup”) per ricollegare la nuova installazione al backup già esistente, evitando di dover ripartire da zero.

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Il vero problema arriva quando devi recuperare molti dati

Ed eccoci al punto che mi convince meno. Fare un backup serve per una sola ragione: poterlo recuperare quando succede qualcosa. L'interfaccia di Backblaze è talmente minimale che inizialmente può sembrare perfino rassicurante. Quando però provi a recuperare una quantità importante di dati, il processo diventa meno lineare. Dal sito puoi selezionare i file, ma la procedura resta comunque molto contorta: prima Backblaze unisce i file selezionati, poi crea un file ZIP - fino a 500 GB, con un massimo di 20 restore ZIP attivi contemporaneamente - e ti manda via email il link per il download, che ti riporta al sito… una procedura senza senso. Manca un banalissimo tool che ti permetta di selezionare e scaricare i file direttamente dal browser. Questo processo vale per pochi file, mentre per i ripristini più consistenti entra in gioco la Restore App dedicata, che deve essere installata sul computer e che in teoria dovrebbe agevolare il recupero. Peccato che si verifichino continui crash, anche quando apri l'app o — peggio ancora — durante il download, costringendoti a ricominciare il processo da capo, compresa l'autenticazione con nome utente e password, anche se sei già autenticato sul sito e nell'applicazione. La Restore App, perlomeno, non prevede ufficialmente un limite complessivo alla quantità da recuperare. 

Nella mia esperienza, tuttavia, il download è riuscito a sembrarmi persino più lento dell'upload. Per qualche file non è un dramma. Ma se sto utilizzando Backblaze come ultima linea di difesa dopo un furto, un guasto completo del computer o un attacco ransomware — motivo per cui resta fondamentale proteggersi anche con un buon antivirus, pur mettendo in conto possibili falsi positivi come quello appena descritto — e devo recuperare diversi terabyte per tornare rapidamente a lavorare, la velocità del restore diventa improvvisamente molto più importante del prezzo dell'abbonamento. Ed è proprio questo, almeno nella mia esperienza, uno degli aspetti più critici di Backblaze.

Purtroppo il mio non è un caso isolato. Diversi utenti hanno segnalato problemi con restore di grandi dimensioni: rallentamenti progressivi, crash della Restore App, sessioni scadute e necessità di dividere il recupero in blocchi più piccoli. Non significa che accada a tutti, ma coincide abbastanza con le difficoltà che ho incontrato anch'io da non poterlo ignorare in una recensione. Backblaze mette comunque a disposizione diverse strade, non solo browser e restore app. Esiste una soluzione decisamente insolita ma interessante: Backblaze può spedire fisicamente un hard disk USB contenente i tuoi dati. Il servizio arriva fino a 8 TB per disco e costa 279 dollari; se restituisci il drive entro 30 giorni ricevi il rimborso del prezzo pagato. Per chi vive fuori dagli Stati Uniti, però, ci sono costi e complicazioni da considerare: la spedizione di ritorno è a carico del cliente e Backblaze non rimborsa eventuali tasse, dazi o costi doganali. Inoltre il programma di rimborso permette di restituire al massimo cinque drive per account nell'arco di dodici mesi. Nel mio caso, con 18 TB, servirebbero almeno tre hard disk. È una soluzione di disaster recovery interessante, ma non la definirei esattamente immediata.

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Sicurezza e ransomware: qui il backup off-site ha davvero senso

È proprio pensando a scenari estremi che ho deciso di aggiungere Backblaze al mio sistema. Un backup presente in casa o nello studio protegge da un guasto del disco, ma non necessariamente da furto, incendio o da un ransomware capace di raggiungere più unità collegate al computer. Una copia geograficamente separata aggiunge un livello di protezione completamente diverso. Backblaze cifra i dati prima che lascino il computer, durante il trasferimento e quando vengono conservati nei suoi data center. Il sistema standard utilizza una chiave AES-128 protetta attraverso crittografia RSA a 2048 bit; puoi inoltre attivare una Private Encryption Key personale e l'autenticazione a due fattori. La chiave privata aggiuntiva aumenta la sicurezza, ma introduce una responsabilità importante: se la perdi, Backblaze non può recuperarla per te e il backup diventa inutilizzabile. Qui bisogna quindi scegliere consapevolmente tra comodità e controllo.
 

Per ransomware e cancellazioni accidentali la funzione più importante rimane però la Version History. Se un malware cifra i file del computer e Backblaze sincronizza quelle modifiche, puoi tornare alle versioni precedenti purché siano ancora comprese nella finestra di conservazione. Per questo, visto che l'estensione a un anno non costa più nulla, non vedo praticamente alcun motivo per lasciare attiva soltanto la cronologia standard di 30 giorni. Questo non trasforma comunque Backblaze nel sistema perfetto di disaster recovery. La copia può essere al sicuro dall'altra parte d'Europa, ma se per riportare online diversi terabyte sono necessari giorni, la sicurezza del dato e la velocità di ripristino operativo diventano due questioni differenti. Ed è forse la lezione più importante per chi lavora con file professionali: non basta chiedersi “ho un backup?”. Bisogna chiedersi anche “quanto tempo mi serve per tornare operativo se domani perdo tutto?”.

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L'app mobile è quasi inutile

Se il client desktop è minimale, l'app per smartphone riesce a esserlo ancora di più. Non serve per effettuare il backup dello smartphone: puoi soltanto navigare tra i file già salvati dal PC e scaricarli sul dispositivo, uno alla volta — avete capito bene, niente selezione multipla. Ma non finisce qui: non si può cambiare la visualizzazione dei file e manca persino l'anteprima. In pratica, i file non puoi vederli: devi conoscere esattamente il nome di quello che ti serve, altrimenti non c'è modo di navigare né di visualizzarli con un player o dall'anteprima. Per non parlare delle notifiche: ogni volta che accedi all'app ricevi un avviso di sicurezza, anche se il dispositivo è configurato come affidabile.

Backblaze impone inoltre un limite di 5 GB per singolo file scaricato attraverso l'app mobile. Nel mio caso c'è un problema ancora più importante: continua a restituirmi errori di connessione. Quindi una funzione che già sulla carta considero accessoria diventa, almeno per la mia esperienza attuale, praticamente inutilizzabile. Anche l'organizzazione complessiva del servizio è paradossale. Backblaze è semplice fino a diventare talvolta caotico: puoi fare poche cose, ma alcune operazioni importanti sono distribuite tra sito, client principale, Restore App e applicazione mobile. Fortunatamente la documentazione ufficiale è molto dettagliata e praticamente ogni opzione ha una guida dedicata.


Alla fine, quindi, lo consiglierei? Nì. Solo a chi dà un peso molto maggiore al prezzo competitivo rispetto all’esperienza d’uso e alla velocità di recupero, upload e download dei file. Da questo punto di vista, infatti, si è rivelato spesso instabile, macchinoso e poco affidabile.


Pagare 99 dollari all'anno per poter lasciare 18 TB — e potenzialmente molti di più — in una copia off-site automatica è difficile da battere. Se il mio obiettivo fosse utilizzare il cloud quotidianamente, condividere file con clienti, accedere rapidamente ai video da smartphone o lavorare direttamente con il materiale remoto, sceglierei decisamente altro. Backblaze non sostituisce pCloud o servizi simili, non sostituisce il NAS e non sostituisce gli hard disk. Fa una cosa molto più noiosa: aspetta che succeda qualcosa di brutto. Ed è precisamente per questo che ho deciso di usarlo. Il problema è che, quando quel qualcosa di brutto succederà davvero, vorrei essere altrettanto sicuro che recuperare 18 TB sia semplice quanto è stato semplice salvarli. Al momento, dopo le mie prime prove di ripristino, è proprio su questo punto che Backblaze deve ancora convincermi.

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