Corti sul web è la rubrica in cui analizzo i cortometraggi trovati sul web che mi hanno ispirato.
Nel mio blog mi piace portare lavori che, più che intrattenere, ti prendono per la maglietta e ti dicono: “Ehi, guarda bene”. Ciervo è uno di queesti. Un’animazione realizzata da Pilar Garcia-Fernandezsesma come tesi alla Rhode Island School of Design, costruita con pochissimi elementi: una ragazza, una presenza maschile minacciosa, un mondo che sembra trattenere il fiato.
La storia qui passa attraverso simboli, gesti, silenzi ed è proprio per questo che vale la pena parlarne: se fai video e cerchi ispirazioni che non arrivano dai soliti grandi nomi, ma da piccoli lavori che ti restano addosso, devi vedere Ciervo.
Come Ciervo Racconta la Violenza Senza Immagini Violente
In un momento storico in cui molti creatori e videomaker sentono il bisogno di saturare ogni inquadratura – riempiendo lo schermo di elementi, movimenti e stimoli continui – Ciervo sceglie con coraggio la via opposta. Respira. Apre spazi. Lavora per sottrazione. Le sue atmosfere rarefatte, i silenzi calibrati e un’animazione minimale trasformano l’assenza in linguaggio, permettendo allo spettatore di abitare davvero le immagini e di completarle con la propria sensibilità.
Etichettarlo semplicemente come un corto che parla di violenza domestica sarebbe ingeneroso, oltre che riduttivo. Ciervo non si limita a “raccontare” un tema: lo evoca, lo suggerisce, gli costruisce attorno un ecosistema emotivo che amplifica ogni sfumatura. È un’opera dove l'eleganza della forma non sacrifica mai il messaggio. La vera potenza del corto risiede proprio in questa scelta estetica: far emergere la violenza senza mostrarla, dare voce a ciò che non si vede. Ciervo ci ricorda che il vuoto può diventare un muro invalicabile, che un’inquadratura spoglia può pesare più di una scena sovraccarica, e che il silenzio — quando usato con intelligenza — può urlare molto più forte di qualsiasi personaggio. È una lezione preziosa per chiunque lavori con le immagini: a volte, togliere è il gesto più creativo che abbiamo a disposizione.

La Trama di Ciervo
La trama di Ciervo è semplice e devastante: seguiamo una ragazzina che vive in casa con la madre e una figura maschile violenta (un padre o patrigno); la osserviamo muoversi in uno spazio che non è più casa, ma territorio di paura. L’animazione usa il cervo come simbolo centrale: l’animale rappresenta la fragilità, l’istinto di fuga, ma anche la libertà e la sensibilità della protagonista. Nel corso del corto, vediamo il padre trasformarsi metaforicamente in un predatore, mentre la ragazza tenta di proteggere il suo “cervo interiore” da una minaccia costante.
Non assistiamo mai a scene esplicite di violenza, ma ogni gesto, respiro o spostamento racconta un ambiente domestico che pesa come un macigno. Il climax arriva quando la tensione simbolica si rompe: la figura maschile tenta di spezzare ciò che resta dell’identità della ragazza e il corto mette in scena un atto di resistenza che chiude la storia in una nota amara e allo stesso tempo liberatoria. È un racconto sulla violenza domestica, sì, ma soprattutto sul modo in cui, davanti al trauma, l'infanzia tenta di salvarsi come può. Anche solo immaginando una parte di sé che merita di restare intatta.

Il Potere del Silenzio in Ciervo
Guardando Ciervo ci si accorge subito di quanto conti lo spazio: quello che resta fuori dall’inquadratura, o che rimane sfocato, spesso racconta più di ciò che viene mostrato. È un corto che dimostra il potere del silenzio, perché una scena senza rumori forti può risultare molto più incisiva di mille effetti sonori. La sua forza sta anche nella coerenza visiva: colore, luce e composizione lavorano insieme per costruire significato, non per decorare. E quando si affrontano temi delicati, come la violenza domestica, la forma diventa parte essenziale del messaggio: deve mantenere quella sottile linea tra delicatezza e intensità.
Se fai video e cerchi qualcosa che ti smuova — non nella spettacolarità, ma nel modo in cui ti ricorda perché racconti con le immagini — Ciervo è un piccolo promemoria potentissimo. Ti fa capire che l’immagine non serve solo a mostrare, ma a far sentire e che, indipendentemente da quanto sia buona l’attrezzatura o perfetta la luce o impeccabile il disegno, la differenza la fa sempre lo sguardo.

Conoscevi il corto Ciervo? Se vuoi suggerirmi un video - uno spot ma anche un cortometraggio d'autore - che hai visto sul web e che ti ha colpito, per la sua tecnica sensazionale o per il contenuto, scrivimi nei commenti qui sotto o contattami. Sono curioso!








