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Servizi Fotografici

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Uno sguardo documentaristico applicato alla fotografia

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La fotografia, per me, non è mai un esercizio di stile né una semplice produzione di immagini. È un atto di osservazione, una forma di ascolto visivo che richiede tempo, attenzione e rispetto per ciò che accade davanti all’obiettivo. Il mio lavoro fotografico nasce dallo stesso approccio che attraversa il cinema e il video: uno sguardo documentaristico, essenziale, non invasivo, orientato al racconto piuttosto che alla messa in scena.


Che si tratti di un evento, di un ritratto o di un contesto professionale, il punto di partenza resta sempre lo stesso: capire il luogo, le persone, le relazioni che lo abitano. Non costruisco immagini per impressionare, ma sequenze visive capaci di restituire un clima, una presenza, una verità anche imperfetta. La fotografia diventa così uno strumento di memoria e di comunicazione, pensato per durare nel tempo e dialogare con altri linguaggi — dal web all’editoria, dalla documentazione alla narrazione.

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© VisivaMente di Vito Sugameli è un blog per filmmaker e appassionati di comunicazione digitale.
In alcune pagine del sito potrebbero essere presenti link di affiliazione. Immagini stock da Envato e FreePik.

Non cerco immagini spettacolari, ma immagini necessarie. Quelle che resistono quando tutto il resto scompare.

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© Vito Sugameli Films | Produzione Video Cinematografici e Siti Web a Trapani, Palermo e in tutta la Sicilia | P.I. 02808650812 | All Rights Reserved 

Fotografia di Eventi

Raccontare ciò che accade, non metterlo in scena

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Fotografare un evento significa entrare in uno spazio già carico di senso: un palco, una platea, un pubblico, una tensione condivisa. Che si tratti di spettacoli teatrali, concerti, performance dal vivo o manifestazioni culturali, il mio approccio resta sempre quello del reportage. Non cerco l’immagine perfetta o celebrativa, ma quella che restituisce il clima, il ritmo, le relazioni invisibili che si creano tra chi agisce e chi osserva.


Lavoro con discrezione, senza interferire con ciò che accade, lasciando che la fotografia nasca dall’attenzione e dall’ascolto. Le immagini non sono mai isolate: fanno parte di una sequenza, di un racconto visivo che documenta l’evento nel suo svolgersi, includendo i momenti marginali, le attese, le pause, i dettagli che spesso sfuggono. La luce non viene forzata, il movimento non viene bloccato per spettacolarizzarlo: ciò che mi interessa è la verità del momento, anche quando è imperfetta o fragile.


Questo tipo di fotografia è pensato per chi sente l’esigenza di conservare memoria di un evento, non solo di mostrarlo. Per chi vuole immagini che resistano al tempo, capaci di restituire non solo ciò che si è visto, ma ciò che si è vissuto.

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Fotografia Aziendale

Lasciare spazio alla persona, prima dell’immagine

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La fotografia aziendale, spesso, viene ridotta a un insieme di immagini funzionali: ritratti standardizzati, ambienti patinati, sorrisi di circostanza. Il mio lavoro parte da una prospettiva diversa. Prima di scattare, cerco di comprendere chi sei, come lavori, quali spazi abiti e quale immagine vuoi trasmettere senza tradirti.


Che si tratti di ritratti professionali, ambienti di lavoro o reportage aziendale, l’obiettivo non è costruire un’immagine ideale, ma trovare una coerenza visiva tra identità, attività e comunicazione. Le fotografie nascono all’interno dei luoghi reali, durante le attività quotidiane, rispettando i tempi e le dinamiche del lavoro. Anche qui l’approccio è documentaristico: osservare, selezionare, raccontare.


Questo tipo di fotografia è pensato per professionisti, aziende e realtà che non cercano immagini gridate o pubblicitarie, ma una rappresentazione credibile e riconoscibile. Immagini che possano dialogare con un sito web, una presentazione, un progetto editoriale, mantenendo uno stile sobrio, essenziale e duraturo. Perché una buona fotografia aziendale non deve convincere: deve rispecchiare.

Ritratti Spontanei

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Immagini coerenti con ciò che sei, non con ciò che prometti

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I miei maestri sono stati i film stessi: visti, rivisti, smontati. I contenuti speciali, le interviste, i dietro le quinte hanno avuto per me lo stesso valore di una scuola. A quell’esperienza visiva si è affiancata presto la scrittura, che mi ha portato verso la critica cinematografica e, ancora giovanissimo, a collaborare con alcune delle realtà editoriali più attive del web. Un passaggio fondamentale, perché mi ha insegnato a pensare le immagini prima ancora di realizzarle.

Da quell’esigenza di riflessione è nato anche Silenzio in Sala: un progetto editoriale che considero ancora oggi una parte viva del mio percorso. Scrivere di cinema mi ha costretto a prendere posizione, a chiarire uno sguardo, a non accontentarmi della superficie. Prima di arrivare al cinema come pratica concreta, ho attraversato altri territori.

 

Ho iniziato con la fotografia, poi con il video, fino ad avvicinarmi al racconto di matrimonio. Anche lì, fin dall’inizio, ho scelto un approccio documentaristico, lontano dalla messa in scena e vicino all’osservazione. Non mi interessava “abbellire”, ma restituire un tempo, una presenza, una verità possibile.

Fotografia Aerea

Osservare lo spazio, cambiare punto di vista

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La fotografia aerea, per me, non è una dimostrazione tecnica né una ricerca dell’effetto spettacolare. È un cambio di prospettiva, uno strumento per osservare lo spazio con maggiore lucidità. Guardare dall’alto significa allontanarsi quanto basta per comprendere relazioni, geometrie e dinamiche che dal suolo restano invisibili. Il drone diventa così un mezzo di osservazione, non di esibizione.
 

L’approccio resta documentaristico: ascoltare il luogo prima di fotografarlo. Che si tratti di un territorio, di un’architettura, di un evento all’aperto o di un contesto produttivo, la fotografia aerea serve a restituire contesto, non a semplificarlo. Linee, volumi, vuoti e pieni emergono senza essere forzati, lasciando che l’immagine racconti come le persone abitano e attraversano lo spazio.
 

Lavoro sempre nel rispetto delle normative vigenti e con certificazione A1/A3, ma l’aspetto tecnico resta sullo sfondo. Ciò che mi interessa è costruire immagini coerenti con il resto del racconto visivo, capaci di dialogare con il reportage a terra, con il ritratto ambientato o con la documentazione di un processo. La fotografia aerea non è mai isolata: è parte di una sequenza, di una visione più ampia. Usata con misura, diventa uno strumento di comunicazione chiaro e responsabile. Non per rendere tutto “più bello”, ma per renderlo più leggibile. Perché a volte, per capire davvero un luogo, è necessario cambiare punto di vista.

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