Quando avevo iniziato a scrivere questo articolo, la storia era molto più semplice. Adobe stava integrando in Premiere Pro sempre più strumenti basati sull’intelligenza artificiale: trascrizione automatica, montaggio basato sul testo, Auto Reframe, miglioramento delle voci, sottotitoli, correzioni del colore. Funzioni utilissime, alcune delle quali utilizziamo ormai quasi senza pensare che dietro ci sia dell’AI. Quell’articolo, alla fine, non l’ho mai pubblicato. E forse è stato meglio così, perché nel frattempo è cambiata proprio la premessa, soprattutto dopo che Adobe ha acquisito Topaz Labs, un’operazione che potrebbe avere conseguenze molto più profonde sul futuro di Premiere Pro e del video editing basato sull’intelligenza artificiale.
Con Adobe Premiere Pro 26.5, pubblicato a settembre 2026, l’intelligenza artificiale non serve più soltanto ad analizzare o modificare ciò che hai girato: può creare nuovi contenuti direttamente nella timeline. Video, effetti sonori e, attraverso le funzioni ancora in beta, musica e paesaggi sonori possono nascere senza esportare nulla verso un servizio esterno. Uso Premiere Pro da anni nel mio workflow di montaggio e per me è proprio questo il punto interessante. Non tanto avere l’ennesimo generatore AI, quanto averlo nel posto in cui sto già costruendo il video. È un passaggio coerente con quello che raccontavo già parlando di come l’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro dei filmmaker: la vera rivoluzione potrebbe non essere chiedere a una macchina di realizzare un film intero, ma eliminare decine di piccoli attriti che rallentano la post-produzione.

AI non suggerisce più, genera dentro la timeline
La novità centrale della versione 26.5 si chiama Generative Media Tool. Il concetto è semplice: selezioni direttamente nella timeline lo spazio in cui ti serve un contenuto, descrivi cosa vuoi ottenere e Premiere genera il nuovo media in quella posizione. Il risultato non arriva come una specie di anteprima separata: viene inserito nella sequenza come una normale clip modificabile, che puoi tagliare, spostare, colorare, mixare o sostituire. Può sembrare una differenza minima, ma per un montatore cambia parecchio. Fino a ieri, per generare una clip con l’AI dovevi normalmente uscire da Premiere, aprire Firefly o un altro servizio, scegliere il modello, impostare la generazione, scaricare il risultato, importarlo nel progetto e infine adattarlo alla sequenza. Adesso il processo avviene nello stesso ambiente in cui stai montando. Premiere può inoltre utilizzare fotogrammi della sequenza come riferimento, così il generatore non lavora necessariamente partendo da zero. Puoi fornirgli il primo fotogramma, il primo e l’ultimo oppure altri frame del progetto per guidare stile, composizione e continuità. È qui che l’AI generativa comincia secondo me ad avere più senso dentro un software professionale di editing.
Pensa a una situazione banale: hai bisogno di tre secondi di B-roll per coprire un taglio, di un'inquadratura di raccordo che non hai girato o di un establishing shot. Non devi necessariamente interrompere il montaggio e iniziare a cercare materiale esterno. Naturalmente questo non significa che i video stock abbiano improvvisamente perso la loro utilità. Anzi: per molti progetti una clip reale già esistente rimane più affidabile, veloce e coerente di una generazione. Ma ora abbiamo un'alternativa direttamente nel software. C’è anche Generative Extend, che Adobe continua a sviluppare: serve ad aggiungere fotogrammi all'inizio o alla fine di una clip, per esempio quando ti manca quel mezzo secondo necessario per una transizione o vuoi mantenere una reazione leggermente più a lungo. Con la 26.5 il supporto è stato esteso a più tipi di materiale, arrivando fino al 4K UHD. Questa, per me, è la differenza fondamentale rispetto alla vecchia idea di un fantomatico “Generative Fill per i video”: Adobe ha scelto una strada molto più integrata con il linguaggio del montaggio.
Come funziona il Generative Media Tool
Il workflow è stato progettato per essere molto vicino a quello che facciamo già normalmente nella timeline.
- Selezioni il Generative Media Tool dalla barra degli strumenti.
- Trascini nella timeline per indicare il punto e la durata del contenuto che vuoi creare.
- Scrivi un prompt descrivendo ciò che deve apparire o il suono che vuoi ottenere.
- Scegli il modello AI.
- Imposti, quando disponibili, risoluzione, aspect ratio, frame rate, durata, seed e altre opzioni specifiche del modello.
- Puoi aggiungere uno o più reference frame presi direttamente dal progetto.
- Prima della generazione Premiere mostra il consumo previsto di crediti; premi Generate e il risultato viene aggiunto alla sequenza.
La cosa interessante è che il processo non finisce con la prima generazione. Premiere conserva prompt e riferimenti associati alla clip: attraverso il badge AI puoi riaprire i parametri, modificare le istruzioni e generare una nuova versione. Quindi non stiamo parlando soltanto di text-to-video dentro Premiere. Stiamo parlando di un sistema pensato per iterare durante il montaggio. Ed è proprio la presenza dei reference frame ad avere potenzialmente più valore per chi lavora professionalmente. Un generatore esterno non sa cosa c'è prima o dopo il filmato che gli stai chiedendo; Premiere, invece, può utilizzare il materiale della sequenza come riferimento. Non significa ottenere automaticamente una continuità perfetta. Generare una clip credibile rimane molto diverso dal girarla davvero. Ma è un punto di partenza enormemente più sensato rispetto a produrre immagini completamente isolate e tentare successivamente di farle combaciare con il progetto.

Paper Edit, audio, colore e le AI che erano già in Premiere
La generazione video è la novità che fa più rumore, ma Premiere 26.5 è interessante soprattutto perché completa un ecosistema di strumenti AI che Adobe costruisce da anni. Prendiamo il montaggio basato sul testo. Già da tempo Premiere trascrive automaticamente il parlato e consente di lavorare sul montaggio attraverso il transcript: trovi una frase cercando le parole invece di scorrere minuti di girato, individui pause e intercalari e puoi intervenire sul video partendo dal testo. La 26.5 aggiunge Paper Edit, che porta il concetto ancora più avanti: selezioni nel pannello Text le frasi o persino parti delle frasi che ti interessano, le visualizzi in anteprima e Premiere costruisce automaticamente una nuova sequenza con quella selezione.
Per interviste, documentari, podcast o materiale con molto parlato è una funzione che può cambiare concretamente la fase di rough cut. Ed è uno degli esempi migliori di come un software di montaggio moderno stia diventando qualcosa di più di una semplice timeline.
Anche l'audio sta facendo un salto simile. Generate Sound Effects permette di descrivere un effetto sonoro e crearlo direttamente nella sequenza; puoi persino utilizzare la voce come guida per indicarne ritmo e intensità. Generate Soundscape, ancora in beta, può analizzare fino a 15 secondi di video e costruire automaticamente un ambiente sonoro coerente con le immagini. Poi c’è Generate Music, anch'esso in beta, che crea musica originale specificandone stile, atmosfera, BPM e possibilità di loop. È una prospettiva interessante soprattutto se pensiamo a quanto tempo passiamo normalmente a cercare musica adatta per un montaggio.
Sul fronte della pulizia audio, Adobe sta evolvendo Enhance Speech nel nuovo Enhance Audio, affiancato da strumenti come Separate Crosstalk e Dynamic Auto Ducking. Color Match continua ad avere la sua utilità — tema che ho approfondito parlando di come uniformare il colore di videocamere diverse con CineMatch — ma nel frattempo Adobe ha introdotto anche Color Mode, ancora in beta, con Auto Color capace di intervenire su temperatura ed esposizione di una clip, di un gruppo o persino della sequenza. Auto Reframe, sottotitoli automatici ed editing testuale, invece, non sono novità della 26.5. Restano comunque parte della stessa direzione. Se produci spesso contenuti verticali, Auto Reframe continua per esempio ad avere senso nel workflow per adattare un montaggio ai Reel e agli altri formati social. Insomma, la novità non è più “Premiere ha qualche funzione AI”. Ormai l'AI attraversa buona parte della post-produzione.

Firefly, Veo, Kling, Runway o Luma: quale modello scegliere?
Qui arriva una delle decisioni più interessanti introdotte da Adobe: Premiere non obbliga a utilizzare un solo modello. Il Generative Media Tool permette di scegliere Adobe Firefly oppure modelli sviluppati da altre aziende. La disponibilità effettiva può cambiare in base al piano, alla regione e agli aggiornamenti del servizio, ma Adobe cita attualmente Google Veo, Kling e Luma, mentre nell'annuncio della 26.5 include anche Runway tra i partner disponibili nell'ecosistema. Non esiste quindi un modello da usare sempre. Sulla base delle caratteristiche dichiarate dai produttori e da Adobe, la scelta può essere ragionata così:
- Adobe Firefly: Quando vuoi restare nell'ecosistema Adobe e la priorità è un workflow professionale con particolare attenzione all'utilizzo commerciale e alla provenienza dei dati di training;
- Google Veo: Quando servono movimento cinematografico, realismo e generazioni che possono includere audio sincronizzato;
- Kling: Interessante per scene articolate, movimenti e, nelle versioni che lo supportano, audio e dialoghi sincronizzati.
- Luma Ray: Pensato soprattutto per movimento fluido, resa fotorealistica e movimenti di camera naturali;
- Runway: Orientato al controllo creativo, alla coerenza dei soggetti e a movimenti complessi con una fisica credibile.
Non prenderei questa tabella come una classifica. La velocità con cui cambiano questi modelli rende piuttosto inutile affezionarsi a un vincitore assoluto. Per me la vera novità è un'altra: non devo più costruire cinque workflow differenti per provare cinque motori differenti.Posso scegliere il modello dal punto in cui sto già montando.E questo cambia anche il modo di sperimentare. Se un'inquadratura non convince con Firefly, posso provare un altro modello mantenendo il problema creativo dentro la stessa sequenza. Attenzione però a non dare per scontato che tutti i modelli siano disponibili su qualsiasi account. Adobe specifica che alcuni partner sono attualmente limitati agli utenti individuali e non ancora abilitati su tutti i piani Business o Enterprise.

Quanto costa in crediti l’AI di Premiere Pro 26.5?
Qui conviene essere molto concreti, perché generare video costa molti più crediti rispetto alle normali funzioni AI applicate alle immagini. Adobe classifica la generazione video tra le funzionalità premium. Il consumo varia in base a modello, risoluzione, durata e impostazioni.
Per il Firefly Video Model, il tariffario Adobe aggiornato a settembre 2026 indica:
- 540p, 24 fps = 20 crediti/sec
- 720p, 24 fps = 50 crediti/sec
- 1080p, 24 fps = 100 crediti/sec
Questo significa che una clip di cinque secondi con Firefly costa teoricamente 100 crediti a 540p, 250 a 720p e 500 a 1080p, salvo promozioni o accessi illimitati inclusi in determinati piani. Anche Generative Extend viene calcolato in base alla durata e alla risoluzione. A 24 fps costa attualmente 50 crediti al secondo in 720p, 100 in 1080p e 150 in 4K; a 30 fps sale rispettivamente a 75, 125 e 175 crediti al secondo. L'audio pesa molto meno: Adobe indica 10 crediti per una generazione di Sound Effects e 20 crediti per minuto per Generate Music. Per i modelli partner non esiste invece un costo unico: Premiere mostra nella barra generativa quanti crediti verranno consumati prima di premere Generate. È il dato a cui farei sempre riferimento, perché modelli e tariffe possono cambiare rapidamente. E qui emerge un aspetto da non sottovalutare.
Il numero di crediti mensili dipende moltissimo dall'abbonamento. Adobe indica attualmente 4.000 crediti premium al mese per Creative Cloud Pro, mentre le sottoscrizioni Single App possono avere quantità molto inferiori e differenti in base alla data in cui sono state attivate. Esistono inoltre piani Firefly dedicati per aumentare il monte crediti. I crediti si rinnovano mensilmente e quelli non utilizzati non vengono accumulati nel mese successivo. Se utilizzi spesso queste funzioni, quindi, non valuterei soltanto “quanto è bella la clip generata”, ma anche quanto costa ogni tentativo. Un video buono raramente arriva al primo prompt. Da questo punto di vista consiglio anche di installare almeno Premiere 26.5.1, perché Adobe ha già pubblicato un aggiornamento specifico per rendere più trasparente la visualizzazione della generazione e del relativo consumo di crediti.

Posso usare professionalmente i video generati con Premiere?
Sì, ma qui bisogna distinguere Firefly dai modelli partner. Adobe dichiara che i modelli Firefly sono progettati per essere commercially safe e vengono addestrati utilizzando contenuti concessi in licenza e materiale di pubblico dominio. Adobe consente inoltre di utilizzare commercialmente gli output Firefly, comprese generalmente le funzioni beta salvo indicazioni contrarie specifiche. Questo non significa che “AI generato = zero problemi legali”. Diritti d'immagine, marchi, proprietà intellettuale e contenuto del prompt rimangono comunque aspetti da valutare. Con i modelli partner la situazione richiede ancora più attenzione. Adobe permette di utilizzarli dall'interno di Premiere senza creare account separati, ma specifica chiaramente che spetta all'utente decidere se uno specifico modello sia appropriato per il proprio progetto.
C'è poi un elemento importante per chi lavora con materiale dei clienti: Adobe afferma che prompt, reference frame e media inviati al sistema non vengono utilizzati per addestrare né i propri modelli né quelli dei partner. La generazione avviene nel cloud, quindi è comunque necessaria una connessione Internet e il materiale necessario viene inviato al servizio per elaborare il risultato.
Infine ci sono le Content Credentials. Premiere può applicarle durante l'esportazione per documentare la provenienza del contenuto e l'utilizzo di strumenti generativi. È un aspetto che personalmente considero tutt'altro che secondario. Perché la domanda che ci porremo sempre più spesso non sarà soltanto “riesco a generare questa inquadratura?”, ma “ha senso inserirla in questo tipo di racconto?”
Se sto creando uno spot, un videoclip o un contenuto dichiaratamente creativo, una clip generata può essere semplicemente un altro strumento della post-produzione. Se sto montando un documentario o un matrimonio, invece, generare un'immagine e presentarla come se fosse un momento realmente accaduto apre un problema completamente diverso. Ed è qui che torno alla mia convinzione iniziale sull'intelligenza artificiale: non credo che il valore maggiore dell'AI sia sostituire chi monta, ma togliere dal nostro workflow le operazioni che interrompono continuamente il processo creativo.
Premiere Pro 26.5 fa esattamente questo. Non ha ancora inventato il montaggio automatico perfetto e non decide al posto nostro come raccontare una storia. Ma per la prima volta puoi arrivare a un buco nella timeline, selezionarlo, descrivere ciò che ti manca e provare a crearlo senza abbandonare il progetto. E, per chi passa ore davanti a una timeline, non è affatto una novità da poco.

Vuoi saperne di più di come uso io l'AI nel mio lavoro? Contattami: sarò felice di fare una chiacchierata.







