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10 video musicali originali e impossibili da realizzare da cui trarre ispirazione

06/03/2023 22:00

Vito Sugameli

Video Musicali,

10 video musicali originali e impossibili da realizzare da cui trarre ispirazione

I migliori videoclip mai realizzati: opere difficili e particolari, (quasi) impossibili da replicare ma da cui, sicuramente, lasciarsi ispirare.

In questo articolo faccio una panoramica su quelli che, secondo me, sono alcuni tra i più difficili videoclip mai realizzati: opere (quasi) impossibili da replicare ma da cui, sicuramente, lasciarsi ispirare.

A noi cresciuti con MTV fa sempre male pensarci, eppure inevitabile ammetterlo: i video musicali sono in recessione ormai da anni, un po’ a causa della crisi dell'industria musicale e un po’ per l'ascesa di video virali a basso costo che hanno soppiantato quei veri e propri cortometraggi ad alto budget che ricordiamo con affetto. Alcuni erano dei mini-musical, come Material Girl di Madonna; altri dei corti veri e propri, come Thriller di Michael Jackson, o delle perle di animazione, come Clint Eastwood dei Gorillaz. Eppure, dall’epoca d’oro del videoclip, noi filmmaker abbiamo imparato tantissimo, soprattutto dai video più difficili da girare.

 

Parlo di quelli che, a guardarli, ti ritrovi a pensare «Ma come l’ha fatta questa cosa?» oppure «Quanti soldi servono per realizzare un video del genere?». In ogni caso sognare - ed essere nostalgici - non ci costa niente: in questo articolo faccio una panoramica su quelli che, secondo me, sono alcuni tra i migliori, più originali e difficili videoclip mai realizzati. Opere (quasi) impossibili da replicare ma da cui, sicuramente, lasciarsi ispirare. 

Fare le cose in grande: idee per girare un videoclip che non si dimentica

Movimenti di camera mirabolanti, coreografie raffinate, effetti speciali: non sono gli ingredienti di un musical di Baz Luhrmann, ma alcune delle caratteristiche che ricorrono nei videoclip più raffinati e sofisticati mai passati sullo schermo, non per forza opera di filmmaker famosi. Sicuramente, a pensarci, ve ne vengono in mente tantissimi: io ne voglio citare un paio che ritengo essere delle vere perle. 

Inizio da Come into my world di Kylie Minogue: nonostante sia uscito nell’ormai lontano 2002, il video è ancora oggi strabiliante e originale. Diretto niente meno che da Michel Gondry (Eternal Sunshine of the Spotless Mind) è impressionante dal punto di vista tecnico e visivo. Nel video, la popstar australiana Kylie Minogue cammina per le strade parigine quando, a un certo punto, si ritrova esattamente nello stesso punto in cui era all'inizio; compare allora in scena un’altra Kylie identica alla prima e, ogni volta che la cantante doppia il percorso, tornando al punto di partenza, il numero di "lei" sullo schermo aumenta. Le varie copie della popstar, inoltre, non si limitano a stare in scena contemporaneamente ma interagiscono tra loro in una perfetta coreografia. L’opera di un maestro dell’immaginazione.

No Surprises dei Radiohead, regia di Grant Gee e fotografia di Dan Landin, sembra semplice ma ogni frammento contiene significati che i fan si sono divertiti a esaminare da tutte le angolazioni. Nel videoclip il volto del frontman dei Radiohead Thom Yorke è ripreso in primo piano: indossa una specie di casco da astronauta, che viene prima sommerso dall’acqua e poi emerge tra le gocce; inondato di luce e infine lasciato al buio. Una vera sfida tecnica per regia e fotografia, che collaborando fanno un capolavoro.

Il regista Hiro Murai con This is America mette in scena un incredibile piano sequenza in cui il cantante Donald Glover, in arte Childish Gambino, attraversa idealmente il clima di odio e violenza che coinvolge la comunità afroamericana negli Stati Uniti. Un videoclip asciutto, lucidissimo e coreografato in modo impeccabile (il cantante dimostra delle doti attoriali di alto profilo). Anche in questo caso l'indubbia sfida tecnica è al servizio del messaggio e il risultato finale lascia contemporaneamente affascinati e spiazzati. Un video musicale eclettico e fuori dal comune che ben rappresenta la personalità dell'artista.

Il video di Sledgehammer nel 1986 fu rivoluzionario e consacrò Peter Gabriel nel palcoscenico mondiale dei musicisti più interessanti e originali dell'epoca. Con un budget di 100 mila sterline, la realizzazione tecnica fu impegnativa e coinvolse diverse tecniche di animazione: claymation, pixilation, stop-motion animation e la stop-motion lip-sync. Le riprese ebbero luogo presso gli studi della Aardman Animations (creatori qualche decennio dopo dei successi in stop motion Galline in fuga e Wallace & Gromit), sotto la direzione di Stephen R. Johnson che in poco più di una settimana completò un videoclip destinato a lasciare il segno.

Infine, un video particolare, forse il colossal dei videoclip: Say Something, di Justin Timberlake e Chris Stapleton. Una realizzazione che ha richiesto tanta programmazione: diciassette artisti e un coro di sessanta persone, insieme alle due popstar, vagano per gli interni suggestivi del Bradbury Building di Los Angeles. 

Le cose semplici sono le più difficili

Questa massima vale anche per i video musicali. Cosa intendo con “cose semplici”? Per esempio il celebre videoclip di Bitter Sweet Symphony, dei Verve. La premessa è semplice: il frontman della band, Richard Ashcroft, cammina lungo una strada trafficata di Londra, urta persone dirette nella direzione opposta e ignora totalmente le loro risposte aggressive. Il regista Walter A. Stern si è ispirato al video di Unfinished Symphony dei Massive Attack, in cui Shara Nelson fa una passeggiata simile lungo una strada di Los Angeles e, in effetti, resta un ottimo spunto. Ideale anche per chi ha poco budget: vi basta avere una strada e una band con un leader carismatico.

Che dire invece di Weapon of Choice dei Fatboy Slim? L'attore Christopher Walken (impossibile citare un solo film, la sua filmografia é piena di cult) è il protagonista di uno dei più iconici video musicali dei primi anni 2000. Il soggetto è apparentemente semplice, al limite del banale: un uomo di mezza età, annoiato e pensieroso in una hall di un albergo, si "attiva" non appena ascolta alla radio il brano che da il titolo al video. La regia di Spike Jonze però è la vera chiave di volta, capace di trasformare un soggetto essenziale in qualcosa di epico, complice l'interpretazione di Christopher Walken - all'epoca desideroso di misurarsi con nuove sfide stimolanti. A dimostrazione che non è cosa racconti ma come racconti una storia a fare la differenza.

Un altro esempio di videoclip “apparentemente” facile da realizzare? Bohemian Rhapsody dei Queen, girato in 4 ore e costato alla band solo 4.500 sterline. Il regista Bruce Gowers ha concepito un video che inizia ricreando la posa della band sulla copertina del disco Queen II del 1974 e raggiunge lentamente il culmine arrivando al finale in cui il gruppo suona su un palcoscenico luminoso. Prima di arrivare al termine, però, il regista si inventa un innovativo effetto caleidoscopico in cui si incrociano i volti dei membri della band.

La sfida di girare un videoclip durante il Covid

Uno dei momenti in cui filmmaker e videomaker hanno dovuto essere creativi per forza è stato durante il lockdown del Covid-19: nonostante i live fossero rimandati a data da destinarsi, l’industria della musica non poteva fermarsi e i video musicali hanno continuato ad accompagnare i pezzi in uscita. Artisti e videomaker, allora, si sono ingegnati allestendo show nelle loro camere da letto e appellandosi alla tecnica cinematografica per compensare tutto ciò che, a distanza, era impossibile fare. Ne sono venute fuori idee originali.

Una delle tendenze del periodo è stata girare dentro case e appartamenti. Soprattutto nei casi delle grandi popstar, che ci hanno aperto in quei mesi le loro abitazioni stratosferiche, il fascino del video stava soprattutto nel voyeurismo dei fan che non vedevano l’ora di sbirciare nelle ville delle loro star preferite. Dalla tenuta di John Legend a Los Angeles al salotto londinese di Sam Smith, il vero vincitore della gara a chi era più tamarro l’ha vinta Drake girando il video di Toosie Slide nella sua villa di Toronto, grande più o meno come un supermercato. Le riprese traballanti da camera a mano e l’effetto documentario realtà erano d’obbligo. 

Il lockdown è stato anche il periodo dell’animazione. Le star che avevano creatività, idee (e sicuramente budget) non si sono fatte mancare collaborazioni con gli studi di animazione più in voga e gli artisti più talentuosi. Due esempi? Billie Eilish si è rivolta a Takashi Murakami per il videoclip di You should see me in a crown, mentre Dua Lipa ha scelto lo stile anime giapponese anni ’80 dello studio Nostalook per il video di Levitating e la casa di produzione britannica The Mill per il brano Hallucinate.

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Puoi imparare molto sul girare un videoclip guardando i maestri

In questo momento starai pensando: non riuscirò mai a girare un videoclip che si avvicina anche solo lontanamente a questi piccoli cult. Non preoccuparti, il punto non è questo. Osservare il meglio di ciò che viene prodotto in un determinato formato o genere è importante perché ci aiuta a migliorarci e ispira nuove idee. Cos’ho imparato io guardando questi videoclip impossibili? Per esempio l’importanza di lavorare a progetti che valorizzano il proprio stile e la filosofia di filmmaker, indipendentemente dal genere musicale e dall’artista per cui si realizza il video: basta pensare a cosa ha fatto Gondry per Kyle Minogue. O, ancora, ho impatato che la scelta dei collaboratori conta: siano essi uno studio di animazione, il direttore della fotografia più adatto o, perché no, ballerini e attori innovativi.

Conoscevi i videoclip che ho raccontato in questo articolo oppure ne citeresti altri tra i tuoi preferiti? Scrivimelo nei commenti! Se sei un musicista e questo articolo ti ha incuriosito, puoi scrivermi e chiedermi un preventivo gratuito per realizzare il videoclip del tuo bravo. Vediamo da chi mi faccio ispirare stavolta.

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